I ragazzi del muretto

Da queste parti, fino agli anni ’70, i versanti delle colline erano coltivati a cereali e ulivi, o destinati al pascolo. L’intera valle era modellata dai muretti a secco che davano vita a sinuosi terrazzamenti, che avevano anche l’importante compito di spezzare la portata dell’acqua durante le piogge, drenandola nel terreno ed evitando le frane e gli smottamenti tristemente noti negli ultimi anni in tutto il nostro Paese.
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Quello della costruzione dei muretti era un lavoro che non finiva mai. C’erano sempre nuovi terreni da “addomesticare” e i pezzi più vecchi cedevano e richiedevano manutenzione. Ci si aiutava fra vicini e si usavano i buoi per trascinare i sassi. Un’opera mastodontica, infinita, che però si tramandava alla successive generazioni. Un’eredità che garantiva la sicurezza strutturale dei terreni e una loro più agevole coltivabilità.

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In questi anni Maurizio ha lavorato per recuperare molti tratti di terrazzamento che erano venuti giù col tempo nel suo terreno e ripulito pezzi di boscaglia, riportando alla luce i campi con i vecchi ulivi e gli alberi da frutto.

Oggi anche noi abbiamo dato la nostra piccola mano, ed è stato finora uno dei lavori più belli di questi mesi. La fatica fisica è notevole, si spostano pietre molto pesanti e il rischio di schiacciarsi un dito o un piede è sempre in agguato, ma è affascinante liberare dai rovi i cumuli di sassi e risistemarli come in un Tetris: prima, all’esterno, i massi più pesanti che devono dare stabilità alla struttura, poi, dietro, le pietre più piccole, che fungono da riempimento e da cuneo. La soddisfazione finale è stata indescrivibile, perché nonostante la completa inesperienza e la nostra ben nota goffaggine, ci siamo sentiti di aver “costruito” qualcosa e di aver soprattutto celebrato il lavoro di chi, tanto tempo fa, ha creato tutto questo anche per noi.

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Domani si continua. Ce ne sarebbe per mesi, forse anni. Noi, purtroppo, abbiamo solo ancora un giorno del nostro tempo da regalare a queste montagne.

N.

Grazie

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