Le comunità intenzionali e le nostre intenzioni

Nel luglio 2011 abbiamo voluto “tuffarci” nel mondo degli ecovillaggi e dei loro abitanti, conoscerne da vicino i protagonisti e capire perché ci affascinassero così tanto.
L’occasione è stato il raduno annuale del RIVE, la Rete Italiana Villaggi Ecologici, che raccoglie realtà diversissime fra loro, ma accomunate da una visione di vita comunitaria, superamento dell’individualismo e rispetto per la Terra che ci accoglie.
Quello che abbiamo incontrato quel giorno sono stati progetti di comunità più o meno completati, idee, slanci, caos, sogni. Ci sembrava tutto bellissimo ma al tempo stesso inavvicinabile, o per un’eccessiva chiusura all’ingresso da parte di chi già era all’interno di una di queste comunità, o per confusione e poca progettualità di chi voleva crearne una nuova.

E invece, dopo quasi due anni, finalmente, vediamo un po’ di luce, una prospettiva.
Lo scorso week-end è successo un mezzo miracolo. E’ presto per dire di più, noi stessi stiamo cercando di rimanere con i piedi per terra, di razionalizzare, ma i motivi per entusiasmarsi sono tanti, tantissimi. Vedremo cosa la vita ha in serbo per noi.

Nel frattempo, ecco cosa raccontava Marco di quel giorno d’estate del 2011…

Quando trascorri una giornata d’estate tra amici in un bel posto dove magari prima non eri mai stato, ti porti a casa tanti ricordi e qualche fotografia, a volte anche qualche souvenir.

La giornata passata ieri a Blera in occasione del XV Incontro nazionale della Rete Italiana dei Villaggi Ecologici, dedicato al tema ”Ecovillaggi: la transizione fuori e dentro di noi” ci ha regalato invece tantissime informazioni che, come semi di un raccolto che vorremmo facesse presto parte della nostra vita, ora custodiamo attentamente dentro di noi.

La nostra curiosità per le comunità intenzionali ci ha già portato (prima di tutto come coppia e a volte anche come giornalisti) a indagare in giro per il mondo, spesso fisicamente, altre volte solo grazie ad internet.
E’ un tema che personalmente sento tantissimo, e che non mi stancherò mai di approfondire dalle diverse prospettive che sceglie per stupirmi: tornerò a parlarne molto spesso nei prossimi giorni (nelle prossime settimane), a mano a mano che cercherò di mettere ordine tra le tantissime informazioni raccolte tra workshops e incontri.

 

La considerazione “a caldo” che mi sento di fare è che c’è una prospettiva reale, possibile, di vita alternativa, ed è meno distante da noi di quanto ci farebbe comodo pensare. Comodo perchè ogni volta, di fronte a un cambiamento, troviamo mille motivi per lasciare tutto come è attingendo alla “cattiva informazione” che ci tramandono i media giorno dopo giorno e che spesso i nostri stessi genitori (in parte incolpevoli in quanto inconsapevoli) hanno avallato.

 

A gruppi e gruppi sull’erba verde

Eppure anche nella educazione cattolica che abbiamo ricevuto leggendo tra le righe avremmo potuto capire:

E ordinò loro di far sdraiare tutti, a gruppi e gruppi sull’erba verde.
E si adagiarono ad aiuole ed aiuole di cento e di cinquanta.

E mangiarono tutti, e furono sazi, e levarono di frammenti un pieno di dodici ceste, e anche da pesci. Ed erano quelli che mangiarono (i pani) cinquemila uomini.
Marco 6, 35-44

Il momento per aderire al cambiamento è arrivato.

 

Dopo una giornata con il RIVE i tuoi alibi vacillano e ti chiedi davvero….”se non ora quando”?

Ci troviamo in un contesto economico veramente difficile cui dovremmo contrapporre una risposta “fuori dal coro”, costruttiva, sorridente, ma anche solida, come solide sono le convinzioni su cui si fondano le esperienze che abbiamo conosciuto.
Mentre i giornali ci bombardano con notizie sconsolanti la Rete degli Ecovillaggi mondiale (GEN) in un recente incontro ha mostrato i casi di eccellenza in Russia (2.500 ecovillaggi), India, Senegal, Congo, Svizzera, Indonesia… e Italia!
Forse siamo il solito fanalino di coda ma anche in questo caso la qualità delle esperienze italiane è alta (come alta torna ad essere la qualità della vita di chi sceglie questa via) e le prospettive rosee, almeno dal punto di vista della transizione.

Forse dovremmo cambiare gli indicatori di ricchezza e svincolarci dal sentimento di frustrazione e precarietà che riceviamo dal confronto tra prezzo della benzina,costo del mutuo bancario e inadeguatezza delle retribuzioni.

Ad esempio per la comunità degli Elfi gli indicatori di ricchezza principali sono:

  1. la trasmissione di conoscenze e competenze
  2. le modalità decisionali
  3. il peso ecologico

Devo ammettere che ho un pallino karmico per la disciplina, cosa che mi porta a sottolinearne la presenza o l’assenza nelle situazioni più disparate.  Con mia grande e piacevole sorpresa ho riconosciuto nei workshop del RIVE la volontà di creare solide fondamenta per le tribù che stanno nascendo intorno a questa visione.

Le comunità intenzionali sono molte, e saranno sempre di più, ma la condivisione di una disciplina permette loro di confrontarsi continuamente, civilmente, secondo le regole del Cerchio adottate più o meno consapevolmente dai Nativi Americani.

Abbiamo sentito parlare da più persone di Comunicazione Non Violenta, Costellazioni Sistemiche, Comunicazione Empatica e Dragoni, ma è al Cerchio che dobbiamo la nostra esperienza più intensa e potente del raduno.

 

Per nostra fortuna abbiamo ascoltato l’invito a partecipare all’incontro con Mario Cecchi, rappresentante storico della ancor più storica comunità degli Elfi.
Premetto che quando siamo arrivati al Vignale tra le tante persone presenti mi ha subito colpito Mario: in lui ho visto me riflesso come in uno specchio (in lak’ech!) anche se non sapevo chi fosse nè tantomeno potevo immaginare che poche ore dopo ci avrebbe guidati nel Cerchio.
La sua relazione con gli Elementi e il modo che ha trovato per  farla diventare (idealmente) la  nostra relazione sintetizza l’idea di comunità intenzionale.
E’ così vera questa cosa che uscendo (profondamente colpiti) dal Cerchio abbiamo disertato gli altri workshops che avevamo scelto, appagati da una passeggiata nel prato e dall’attesa festosa del tramonto.

A Mario e agli Elfi dedico la parte finale di questo post ospitando la sua poesia che, con voce rotta da una emozione bellissima, ho avuto il privilegio di leggere a chiusura del Cerchio di ieri … e in apertura del Cerchio che stiamo costruendo giorno per giorno  (la fine è il nuovo inizio…) .

LA VIA DEL CERCHIO, IL CERCHIO DELLA VITA

Onoro questo cerchio sacro
come onoro la vita: che mi è stata donata
ed onoro ogni singola particella
che compone il cerchio della vita.
Onoro ogni singola persona
che ne fa parte
ed ho pieno rispetto, stima e fiducia
che ella agisca per il bene comune.
Mi rimetto alla volontà del cerchio
per ogni decisione che verrà presa
senza ostacolarla né andare contro di essa.
Nutro profonda gratitudine
per il lavoro e l’energia
che ognuno applica nel suo modo
poiché è il migliore dei modi
che egli sa dare.
Riconosco lo spirito di equità,
di giustizia e buon senso
che anima ogni decisione
e, qualora vi fosse un errore
dovuto a delle valutazioni sbagliate
o troppo affrettate,
sono pronto a correggerlo.
Cercherò sempre di agire
in modo che la giustizie e la verità
trionfino nella vita quotidiana
e nel cerchio.
Il cerchio è al servizio
di nostra Madre Terra, di padre Cielo
e di tutta l’umanità.
Per questo è sacro.
Il cerchio è anche il modo di rappresentarci
e di prendere decisioni
quindi è l’essenza
della nostra vita comunitaria.
E’ la forma di come si esprime
la nostra partecipazione
alla vita della tribù.
Non vi è un capo, siamo tutti peculiari,
ognuno con le proprie caratteristiche
come i raggi della ruota.
Al centro vi è il Grande Spirito.
Onoriamo il cerchio
perché onoriamo la vita, il cosmo, il Grande Spirito
e la scintilla divina
che è dentro ognuno di noi.

Mario Cecchi
(Popolo degli Elfi)

Grazie

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