Living as a service: immaginare la casa come un software aperto

Abbiamo spesso parlato di “DoHab – Abitando si impara” come di un progetto aperto alla sperimentazione di nuove forme dell’abitare, riconoscibile  nella definizione di LaaS – Living as a Service che ci collega ad una economia basata sulla adesione attraverso una quota associativa (o cooperativa).

Living as a Service (LaaS) is one of the most rapidly expanding and notable sectors of the subscription economy. LaaS, like the subscription economy in general, revolves around a central idea: ownership isn’t everything. Essentially, owning a home is not a prerequisite for living in it. (https://outsite.co/featured/living-service/)

Il concetto di “possesso” come lo abbiamo sempre conosciuto sta cambiando in fretta.
Molti di noi sono stati preparati dalle proprie famiglie all’idea del possesso, a pagare per prodotti e servizi che diventano nostri a titolo definitivo. 
Abbiamo sino ad oggi accettato di buon gradi di impegnarci per anni (o decenni) a pagare un mutuo per la casa o un prestito per la nostra auto.

Ma al giorno d’oggi, tutto sembra essere disponibile semplicemente in affitto o a seguito di una sottoscrizione.
La subscription economy ha ampliato il raggio d’azione dell’economia della condivisione, diventata una valida opzione per consentire l’accesso a beni e servizi.  

Living as a Service

Se parliamo di case, la cosa diventa estremamente interessante.
Il successo di esperienze come quelle dei co-living è strettamente collegato a fenomeni sociali che vanno osservati da vicino, come quello della “maturità sospesa”.

L’età in cui mediamente ci si sposa è passata dai 20 ai 29 anni in soli 40 anni, e sono proprio i millenials a chiedersi  “perché possedere qualcosa quando si può affittare o prendere in prestito?” 

Dunque finiremo tutti “senza fissa dimora”?

 

LA CASA DEL FUTURO NON AVRÀ SOLTANTO UNA “FORMA ” DIVERSA MA SI TRASFORMERÀ SOPRATTUTTO L A SUA FUNZIONE D’USO DA HARDWARE A SOFTWARE

  • “La casa si trasforma in un luogo aperto dove si creano relazioni, si rafforzano i legami e si scambiano storie: il luogo fisico diventa spazio d’incontro”
  • “La casa coltiva collaborazione e rafforza le relazioni della community.”
  • “Il divertimento bussa alla porta di casa: il luogo di “eat & sleep” diventa il cinema, il ristorante, la sala da concerto e molto altro ancora.”
  • “La vita quotidiana e la vita lavorativa si fondono: la casa diventa una dimensione ibrida in cui competenze, storie e progetti si connettono, rimescolano, rafforzano.”

 

 C’è chi accumula e chi vive leggero. I disposofobici, che si sotterrano di oggetti, e i common houser, che condividono il mantra del living as a service. (https://consulting.kilowatt.bo.it/999-domande-sullabitare-contemporaneo-aaa-cercasi-oggetti/)
Per saperne di più:
 

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